mercoledì 17 luglio 2019

2.7.2019: Pier 39, Fisherman's Wharf, Coit Tower, Union Square

2 Luglio

Dopo una notte di meritato riposo, il mattino successivo ci siamo svegliati prestissimo per cominciare la nostra esplorazione della città. 

Per prima cosa ci siamo concessi una buona colazione da Starbucks, dove siamo stati serviti da una simpaticissima ragazza con i capelli viola e due occhi davvero magnetici. Quando ci ha rivolto la parola abbiamo capito che si trattava di una ragazza transessuale e non ho potuto fare a meno di pensare con grande rammarico che a Piacenza difficilmente avrebbe trovato lavoro, purtroppo: ma qui siamo a San Francisco, una città da cui sono partite battaglie storiche e che è stata la città di Harvey Milk. Qui si respira un'aria davvero diversa, un'aria di accoglienza che non mi ha mai fatto sentire diversa o straniera.

Dopo il pieno di energie siamo finalmente usciti per goderci la bellissima giornata di sole e la brezza (una brezza che nel tardo pomeriggio e nei giorni successivi diventerà un vento freddo e tagliente!). Per questa vacanza abbiamo deciso di adottare ritmi più slow rispetto al solito, dato che in questo periodo purtroppo non riesco proprio a concedermi le solite sfacchinate a causa di alcuni problemi di salute: ecco perché il nostro non è stato il solito itinerario "da battaglia" studiato fin nei minimi dettagli, quanto piuttosto un itinerario soft con poche tappe prefissate. Abbiamo dovuto tralasciare alcune cose, ma così facendo almeno abbiamo una scusa per tornare.

La prima tappa della nostra passeggiata è stata la scultura Cupid's Span. Dal nostro hotel siamo arrivati comodamente al Ferry Building in poco più di 5' a piedi: da lì ci siamo fermati ad ammirare il Bay Bridge (che rivedremo illuminato ogni sera) e poi abbiamo proseguito fino alla scultura. L'opera di 18 metri in acciaio e fibra di vetro è stata ideata da una coppia di artisti sovvenzionati dai fondatori del marchio GAP. A me è piaciuta tantissimo, come mi sono piaciute le piccole creature marine di bronzo sparse qua e là sui muretti del parco: polpetti, stelle marine, tartarughe e molluschi con il guscio.




Prima di avviarci verso la fermata del tram abbiamo fatto una passeggiata lungo il Pier 14, dove abbiamo letto alcuni cartelli relativi al livello che l'acqua presumibilmente raggiungerà nella baia a causa del global warming. Abbiamo anche scoperto che la zona è a rischio tsunami in caso di terremoto (tutta la zona dei Piers è caratterizzata da cartelli azzurri di warning) e che al momento è in costruzione un muro per arginare eventuali rischi di questo tipo.


A questo punto ci siamo diretti alla fermata del tram all'Embarcadero, direzione Pier 39. 
Purtroppo abbiamo perso per un soffio un bellissimo tram verde dell'ATM di Milano, su cui siamo comunque riusciti a salire nel corso della vacanza. Il tram successivo per fortuna non si è fatto attendere a lungo.


Prima di salire a bordo di uno dei tanti (meravigliosi) tram storici abbiamo attivato sul mio cellulare due Muni Pass settimanali, validi su tutti i mezzi tranne la BART. Due pass ci sono costati $78, ma sono stati soldini davvero ben spesi perché abbiamo sfruttato tantissimo i mezzi a causa delle proverbiali salite di SF. Secondo me in fondo non sono eccessivamente cari, contando che un singolo giro sul cable car costa ben 7 dollari e che ad Amsterdam lo scorso Aprile abbiamo pagato ben 72 euro a testa per un pass di sei giorni.

Con il tram F siamo arrivati nei pressi del Pier 39. Siamo arrivati intorno alle 9 del mattino, quindi il Pier era praticamente deserto - il che ci ha permesso di girarlo quasi da soli e in tutta calma. Devo dire che il Pier deserto ha un suo fascino: è sicuramente un luogo molto turistico, ma da qui abbiamo visto bene Alcatraz, respirato il profumo del mare, assistito all'alzabandiera e soprattutto ci siamo goduti lo "show" dei leoni marini, che sono davvero spassosi e sono celebrati anche da sculture e topiaries.








Al termine della visita siamo tornati alla fermata dove eravamo scesi prima, stavolta in attesa del bus 39 per la Coit Tower (ben visibile già dai piers sulla sommità di una collina). Per fortuna non abbiamo avuto la sciagurata idea di farci tutta la strada a piedi, perché la salita sarebbe stata bella impegnativa. L'autista è stato gentilissimo e ci ha chiesto se stessimo andando alla Coit Tower per essere sicuro che prendessimo il bus giusto. Questa cosa ci è capitata spesso durante la vacanza e abbiamo anche notato che spesso i Sanfranciscans salutano gli autisti quando salgono/scendono, dicendo pure "Thank you!". Abbiamo deciso di farlo anche noi: parafrasando il celebre detto su Roma, abbiamo deciso che "when in San Francisco, do as the Sanfranciscans do!".

Sulla cima della collina siamo stati sopraffatti dalla bellezza del panorama. Dopo un giretto nel piazzale e qualche foto alla statua di Colombo ci siamo diretti all'ingresso della torre, dove il signore della biglietteria ci ha timbrato il dorso della mano con un timbrino a forma di orso: una scelta green, almeno non si consuma carta! Il biglietto costa $9.
Mi sono un po' pentita di non aver preso parte a una visita guidata dei murales interni: SF City Guides ne organizza uno, ma purtroppo quello di Mercoledì 3 Luglio è stato cancellato e quello di Sabato 6 va in conflitto con quello di Mission a cui vorremmo partecipare. Pazienza... Per questa volta abbiamo ammirato i murales facendoci bastare i cartelli esplicativi.







Che dire: la vista dalla torre è semplicemente magnifica. Noi abbiamo avuto la fortuna di salire in una giornata di pieno sole e ci siamo riempiti gli occhi con questo spettacolo.





Al termine della visita siamo tornati alla fermata del bus, con il quale siamo tornati giù verso il Pier 39. Attraversando la strada abbiamo incrociato un altro tram meneghino, quello classico giallo (preso anche questo nei giorni successivi, non senza emozione visto che a Milano ho sempre preso la metro, mai il tram!).



Essendo ormai quasi le 14 ci siamo concessi un pranzo all'Hard Rock Cafè, che mio marito adora. Abbiamo speso circa $50 in due con la mancia, saltando il dolce. Io ho preso un ottimo pulled pork sandwich, mio marito un BBQ bacon cheeseburger. Abbiamo visto che nel locale è disponibile anche un hamburger con foglia d'oro commestibile, ma onestamente abbiamo lasciato perdere. Dato che ho smesso di collezionare le t-shirt e sono passata alle pin, al termine del pranzo ci siamo concessi un giretto nello store attiguo per scegliere la mia nuova spilletta: una meravigliosa pin a forma di cable car.





Per digerire il pranzetto (eufemismo) abbiamo fatto una passeggiata fino al Fisherman's Wharf, dando un'occhiata ai negozietti lungo la via e ai ristoranti della zona (Boudin in primis). La zona era davvero molto affollata, così abbiamo deciso di riprendere il tram F e arrivare in zona Union Square per una merendina (altro eufemismo) da Cheesecake Factory, all'ultimo piano di Macy. Abbiamo preso il tram verde milanese, che purtroppo dopo la prima curva ci ha lasciato a piedi a causa di un guasto, costringendoci a una sosta non prevista in attesa di un bus sostitutivo. Con il bus abbiamo raggiunto l'Embarcadero e abbiamo iniziato a percorrere a piedi Market Street, che in effetti ci ha dato tutt'altra impressione rispetto alle zone in cui eravamo appena stati. Lungo la strada abbiamo incrociato il capolinea della fermata della linea California del cable car e non abbiamo resistito: via, deviazione immediata e siamo saltati su una vettura praticamente vuota, facendoci tutto il viaggio fino al capolinea opposto e attraversando Chinatown. La linea California dovrebbe essere quella più ripida: in effetti il nostro cable car ha fatto delle arrampicate pazzesche e ci siamo divertiti come bambini, tornando al punto di partenza senza scendere.

Una volta scesi dal cable car, finalmente ci siamo avviati verso Union Square. La Cheesecake Factory all'interno non è molto diversa da quelle che abbiamo visitato finora, con lo stile a metà tra l'egiziano e il neoclassico che fa molto Las Vegas. Anche il menù è lo stesso, ovviamente. Ci hanno fatto accomodare quasi subito e la cameriera si è stupita molto quando le abbiamo detto che non volevamo cenare, ordinando solo una fetta di torta e la limonata. In effetti tutti intorno a noi stavano cenando, ma noi ancora dovevamo digerire il pranzo poche ore prima!
Abbiamo ordinato rispettivamente una Vanilla Bean Cheesecake (io) e una Very Cherry Ghirardelli Chocolate Cheesecake (mio marito).



Inutile dire che dopo due bombe simili siamo usciti rotolando e pieni di sensi di colpa, facendoci a piedi tutta la strada (salite comprese!) da Union Square al FD (passando per Chinatown, che però abbiamo visitato con calma e più attenzione l'indomani).








 Siamo arrivati in hotel verso l'ora di cena (che abbiamo deciso di saltare, vista la quantità di calorie ingurgitata) e dopo aver sbirciato il tramonto dalla terrazza siamo andati in camera a rilassarci e a decidere cosa vedere l'indomani. Credo di essere crollata intorno alle 21... se non altro in questa vacanza non ho avuto problemi d'insonnia!

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