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martedì 28 agosto 2012

Key West Despite Storms

Ok, ho deciso di pensare positivo, incurante del fatto che Isaac se ne sia appena andato mentre l'ennesima tempesta (Invest 97 L) è pronta ad arrivare dall'Atlantico. E' tutto il pomeriggio che armeggio con Google Maps, Google, Trip Advisor nonché carta&penna, non voglio nemmeno pensare all'eventualità di dover rinunciare alla mia vacanzina tra 9 giorni.

(Sì, arriveranno le foto della vacanza precedente, scusate ma ho degli attacchi di apatia tremendi negli ultimi tempi).

lunedì 20 agosto 2012

giovedì 2 agosto 2012

Travel Journal #1: Buffalo & Niagara Falls

26 Luglio: si parte!

Finalmente ci siamo!
Dopo solo tre ore di sonno sveglia alle 5, mi preparo in pochissimo tempo e mi avvio verso la clubhouse del mio complesso. Raggiungo le mie due colleghe che saranno anche le mie compagne di viaggio e andiamo in macchina all'aeroporto di Orlando.
Il nostro volo AirTran è in perfetto orario, si parte intorno alle 8 e dopo un brevissimo scalo ad Atlanta ripartiamo per Buffalo. Una volta arrivate acquistiamo il pass giornaliero per 5$, prendiamo l'autobus 40 (= una minuscola navetta) e una volta arrivate alla stazione degli autobus prendiamo la navetta per le cascate. Il viaggio dura tanto, quasi un'ora, e il paesaggio non è un granché... case fatiscenti, paesaggio industriale, insomma, niente di che. Il tempo piovoso e il cielo grigio certamente non aiutano a rendere il panorama particolarmente gradevole e interessante, ma finalmente arriva la fine del viaggio: scendiamo nei pressi del Socrate Casino, le cascate non dovrebbero essere lontane! Per essere una zona turistica non ci sembra di vedere molta vita: poca gente in giro, pochi locali, giusto qualche negozio stravecchio che vende souvenir ancora più vecchi, uno Starbucks e un Hard Rock. La nostra impressione verrà confermata più tardi, quando torneremo a Buffalo dopo lo spettacolo meraviglioso delle cascate. Ma torniamo a noi...
Entriamo all'ufficio informazioni, diamo una controllatina alle cartine e ci mettiamo in cammino. 



Le cascate non sono molto lontane: ci dà il benvenuto la targa Niagara Reservation, entriamo in quello che sembra un normale parchetto cittadino e per prima cosa andiamo a pranzare (la fame ci dà il tormento!). La scelta è abbastanza limitata, quindi alla fine optiamo per dei panini che pagheremo a caro prezzo (nemmeno a New York abbiamo pagato così tanto!). 





Dopo una passeggiata nel parco, ci avviamo alla biglietteria della Maid of the Mist, la barca che ci permetterà di vedere da vicino le cascate. Acquistiamo il biglietto (15$) che ci dà diritto ad accedere a un punto panoramico particolarmente elevato, da cui godiamo una vista mozzafiato. Scattate un po' di foto (il tempo purtroppo non è dei migliori), decidiamo di scendere per imbarcarci. Ci viene ritirato il biglietto con il logo della Maid e ci viene dato un poncho blu, sempre contraddistinto dal logo della barca. Il poncho è più resistente di quel che sembra e ci tornerà utilissimo nei giorni successivi, quando a Washington ci sorprenderà il diluvio all'esterno del Campidoglio. L'imbarco è piuttosto rapido: siamo tra le prime della fila, quindi saliamo subito e ci accaparriamo i posti in prima fila sul ponte superiore. Un suono di tromba segnala la partenza: dopo l'iniziale spavento (quanti decibel ci avranno sparato nelle orecchie?!) ci teniamo forte alla balaustra e ci godiamo il viaggio.
Che dire? E' un'emozione unica... una quantità d'acqua impressionante, spruzzi, arcobaleni, gorghi (ogni tanto qualche anatra avventurosa passava davanti alla barca, finendo inghiottita dalle onde...), e poi il rumore delle cascate, così forte, a dimostrazione della potenza della natura. La Maid si ferma in due punti precisi, ma il secondo (Horseshoe Fall, data la forma a ferro di cavallo) è decisamente il più spettacolare... si viene completamente avvolti dalla foschia provocata dall'acqua, è davvero qualcosa di unico.











Dopo circa 20' si torna a terra: il tempo per qualche altra foto e decidiamo di lasciare le cascate dopo l'esperienza divertentissima della navigazione. La zona circostante ci appare abbastanza desolata, come dicevo... entriamo in quello che sembra un centro commerciale, ma troviamo solo un sacco di souvenir di NY a carissimo prezzo (ne ho comprati di più economici a Manhattan, giuro), qualche cartolina e qualche magnete delle cascate sbiaditi, nulla di più. Ci infiliamo in un bar, io prendo un tè bollente, le mie amiche un caffé, e poi torniamo fuori. Visto che la zona non ha attrattive particolari (e che è tutto chiuso, salvo appunto qualche rara eccezione), riprendiamo il bus e torniamo a Buffalo. Qui rimaniamo scioccate dalla desolazione della città: non c'è nulla! Non un'anima in giro, solo qualche faccia non troppo raccomandabile, un paio di pompieri seduti sulle sdraio nel garage della caserma, una macchina della polizia. Cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa, proviamo a spostarci verso il centro, ma niente, tutto chiuso! Ed è tardo pomeriggio! Tanto per dirne una, Starbucks chiude alle 5, come ci dice un cartello sulla porta del locale. Proviamo ad andare in un pub e il proprietario ci caccia fuori, dicendo che sta per chiudere. Andiamo in un pub irlandese, idem, ci dicono che stanno per chiudere perché quando i Buffalos non giocano la zona è deserta. MA NO!!! Non l'avremmo mai detto...
Per fortuna il ragazzo che gestisce il pub ci dice di spostarci di due isolati, dove si trova l'unico locale (parole sue) aperto di sera, il Pearl Street. Ci spostiamo e finalmente raggiungiamo questo posto, un bell'edificio di mattoni rossi su tre piani dove fanno musica dal vivo, si mangia bene, si beve birra prodotta artigianalmente e si può anche giocare a biliardo, freccette, ecc...
Ci sediamo, stanche morte per la levataccia, i viaggi in aereo e la camminata, e ordiniamo da mangiare. Io mi sono scelta un hamburger di vitello a dir poco ottimo, accompagnato da pane fresco, verdura e patatine tagliate in modo grossolano ma deliziose. Ce ne stiamo al calduccio fino alle 23 circa, quando decidiamo di tornare alla stazione dei bus per aspettare il nostro Megabus, che arriverà - ahimé - con mezz'ora di ritardo. Finalmente, all'1:15 del mattino saliamo sul bus, allontanandoci da una città che non ci è piaciuta per niente. Niente a che vedere con le cascate, insomma... Tra l'altro, chiacchierando con una ragzza del luogo abbiamo saputo che il parco intorno alle cascate non è una zona raccomandabile di sera, addirittura ci ha parlato di gang che infestano la zona. Se sia vero non lo so, so solo che di sicuro non rimetterò piede a Buffalo, non mi è piaciuta per niente. Le cascate invece sì... magari la prossima volta le vedrò dal lato canadese (questa volta non ho potuto per via del visto, avrei dovuto richiedere dei documenti speciali alla Disney, nello specifico un foglio viola in cui il mio datore di lavoro dimostra che ho un lavoro negli Stati Uniti e che vi farò ritorno).
Insomma, nel cuore della notte saliamo su Megabus e partiamo... NY, ancora poche ore e saremo lì!

[To be continued...]

giovedì 26 luglio 2012

Vacation Time!

Ebbene sì, ci siamo. Sto preparando lo zaino per partire e domani se tutto va come deve vedrò le cascate del Niagara, ma soprattutto starò fuori da quella gabbia di matti per una settimana intera. Questa sì che è vita, questa sì che è VACANZA!

venerdì 6 luglio 2012

So Much to Tell You

Accipicchia, non riesco mai a scrivere quanto vorrei... i giorni passano, il mio tempo qui si avvia quasi (quasi!) alla conclusione e mi rendo conto che questo blog è stato un po' abbandonato a se stesso. Mi spiace, perché vorrei davvero poter trasmettere ogni singola emozione che sto vivendo qui, ma ultimamente lavoro così tanto che la pigrizia ha sempre la meglio.
Vediamo un po' di fare mente locale su quanto successo recentemente. Per la prima (e spero ultima) volta ho avuto a che fare con una banca americana, esperienza frustrante quanto inutile che mi è costata ben due viaggi fino a Downtown, tutto per un misero assegno di trenta dollari da parte del governo americano. Il giorno prima vado in banca e chiedo se sia possibile cambiare l'assegno pur non avendo un conto corrente. Risposta: "Sì, certo, essendo una cifra bassa possiamo farlo, torni domani col SSN e le diamo i soldi". Benissimo: torno l'indomani e la risposta è "No, perché dopo l'11 Settembre non cambiamo assegni a chi non ha un conto corrente, la legge lo vieta. Le chiamo un impiegato per aprire un conto corrente? Così potrà accreditare l'assegno sul conto, pagando 5$ per l'accredito". Siccome appena sento la parola banca mi viene l'orticaria a causa di alcune esperienze passate poco positive, mi sono rifiutata di aprire un conto corrente per trenta dollari e pensavo già di dover rinunciare ai soldi (sono pochi, ma perché lasciarli allo Stato, visto che mi spettano?), quando ho scoperto su internet che in realtà c'è chi, a fronte di una piccola percentuale, può cambiare gli asssegni statali: tra questi alcuni Wal-Mart, nonché Amscot. Insomma, stiamo a vedere quanto tempo ci vorrà prima di avere il mio tax refund (per l'anno prossimo sono già organizzata: dati della carta di debito e via! Anche perché sarò in Italia, dovrò fare per forza tutto a distanza). Nel frattempo è arrivato il mio rimborso IRPEF in Italia, solo che ovviamente non sono ammesse deleghe, devo ritirarlo io in persona! Fortuna che il cedolino scade a Dicembre, così riesco ad incassarlo dopo il mio ritorno.

Pochi giorni fa ho vissuto una giornata a dir poco incantevole a Tampa, per il concerto dei Coldplay. Ho pranzato in una veranda sull'oceano al Whisky Joe's, un posticino carino dove ho mangiato pesce e dove mi sono vista la semifinale degli Europei con due colleghe, gustando una fettona di Key Lime pie (io la amo, quando andrò a Key West ne farò una scorpacciata! Devo anche prendere del lime curd, a proposito). 





La viabilità intorno al Tampa Bay Times Forum era un disastro: traffico in tilt, segnaletica carente, in più i poliziotti non ci hanno saputo dare informazioni precis. Direi tuttavia che ne è valsa la pena, decisamente! Il concerto è cominciato verso le 9 dopo l'esibizione non troppo spettacolare di due supporter, Wolf Gang e Robyn. I Coldplay sono entrati in scena a luci spente, in un'arena illuminata solamente dai braccialetti che ci hanno regalato all'ingresso. Questi braccialetti erano speciali, perché s'illuminavano a ritmo di musica durante determinate canzoni, e l'effetto visivo era veramente fantastico, una cosa spettacolare. E' stato un concerto all'insegna del colore: non solo braccialetti, ma anche petali sparati sul pubblico, palloni colorati, luci, cuori giganti, ecc... I Coldplay hanno suonato divinamente e Chris Martin non solo ha cantato in modo impeccabile, ma si è rivelato un animale da palcoscenico! Il momento più emozionante è arrivato con The Scientist, cantata da tutta l'arena: ho provato davvero un'emozione indescrivibile.















Parlando del mio lavoro, ci sono delle piccole novità. Innanzitutto, la mia candidatura come trainer è stata accettata: ho superato il colloquio e ora sono in attesa di sapere quando si terranno i corsi di formazione, al termine dei quali potrò finalmente indossare la spilletta col Grillo Parlante. Non vedo l'ora! Il trainer è una figura che svolge un ruolo importante, basato sull'affiancamento e sulla preparazione dei nuovi cast member. Io sono stata molto fortunata ad avere una trainer bravissima, spero di non deluderla ora che passerò anch'io dall'altro lato della barricata. Spero solo che i corsi non si tengano a fine Luglio, altrimenti mi salta la vacanza a spasso tra Niagara Falls, NYC, Washington e Philadelphia!


C'è poi un'altra piccola, piacevole novità. Qualche giorno fa uno dei miei manager mi ha chiesto di seguirlo backstage perché mi doveva parlare. Oltre a confermarmi di essere stata scelta come trainer, mi ha dato un'altra bella notizia: durante un sondaggio un guest ha fatto il mio nome e ha detto che sono stata particolarmente gentile e disponibile, così ho finalmente avuto diritto a due piccoli riconoscimenti, la stellina con il mio nome sul pannello che abbiamo in ufficio e la pin del Merchantainment. Insomma, sono piccole cose ma mi hanno fatto davvero molto piacere, anzi, a un certo punto ero talmente felice e saltellante che il manager mi ha abbracciato, seguito a ruota da un'altra manager che entrava proprio in quel momento.
Insomma, qui in generale per ora va tutto bene, anche se la nostalgia di casa comincia un po' a farsi sentire. Quando tornerò avrò il cuore diviso a metà, credo, ma è anche giusto che quest'esperienza prima o poi finisca: non credo che riuscirei a vivere per sempre così, sia perché il lavoro è stressante e poco remunerativo, sia perché gli Stati Uniti non sono esattamente la mia cup of tea, sono decisamente più europea.

Ho deciso di non menzionare la notizia brutta relativa al coinvolgimento di una famiglia italiana in vacanza a Epcot. Per me è stato un pugno nello stomaco, davvero non riesco a capacitarmi di certe cose, e oltretutto la politica aziendale mi vieta di parlarne, quindi capitolo chiuso, sebbene sia rimasta profondamente addolorata da quanto accaduto, sia dal fatto in sé che dalle sue conseguenze.


Lo scorso Mercoledì ho trascorso il pomeriggio e la serata a Epcot, vivendo il mio primo 4 Luglio in terra americana. Ho mangiato la mia prima funnel cake (OMG, che delizia!), ho cenato nel padiglione tedesco con un panino Bratwurst, ho comprato due magliette della Puma per 11$ e spiccioli (adoro il negozio sportivo del padiglione tedesco!), ho visto il concerto della cover band di Bon Jovi e infine degli splendidi fuochi d'artificio speciali, divisi tra la laguna di Epcot e il retro dell'American Adventure. Davvero spettacolare: per un giorno mi sono sentita un po' americana anch'io :)
Oggi invece ho approfittato del giorno off per mettere un po' a posto la casa. Ho cominciato a mettere in valigia tutti i regali presi finora, più tutte le cosine che ho preso finora per lo scrapbooking, compresa la Big Shot. Ce la farò con due valigione e un trolley? Ai posteri l'ardua sentenza...