mercoledì 28 dicembre 2011

Update

Oggi sono off, quindi ne approfitto per scrivere e raccontare un po' quello che succede qui.

Allora, partiamo dalla mia casa, un appartamento che al momento non sento propriamente "mio", tant'è che sono in attesa di ottenere il trasferimento in un'altra casa ai Commons. Io vivo a Patterson Court, che in realtà mi piace un sacco: la piscina è stupenda, gli edifici sono tutto sommato nuovi e in buone condizioni (almeno esternamente), la clubhouse è fantastica e ha uno stupendo albero di Natale all'interno (sembra la hall di un hotel lussuoso), però... ci sono dei però.
Innanzitutto, quasi tutti i miei colleghi vivono ai Commons, a una fermata di autobus da qui, e dopo l'1 di notte non ci si può trovare in un complesso che non è il proprio, così la sera sono praticamente sempre da sola, per questo non vedo l'ora di spostarmi... non che io sia propriamente un party animal, ecco, ma la sera mi farebbe davvero piacere poter vedere qualcuno, anche solo per un film, una cena o una semplice chiacchierata. Invece per ora vivo in una casa dove una coinquilina non mi rivolge la parola, un'altra usa e sporca quantità industriali di stoviglie senza pulirle mai, un'altra ancora (l'unica a cui mi sia affezionata e con cui ho un bel rapporto) la sera va sempre in locali fighi e costosi - da quel che ho capito in cerca di marito -, quindi alla fine la sera sto sempre qui a casa. Insomma, una noia! Io voglio socializzare, uscire coi colleghi, conoscere gente nuova, mentre qui sto facendo le ragnatele!
E poi vivere qui ha i suoi svantaggi, ahimé. Innanzitutto, quando c'è qualche impegno "ufficiale" (consegna di documenti, viaggio per il SSN, ecc...) ci dobbiamo trovare sempre alla clubhouse dei Commons. Inoltre, qui non abbiamo lavatrice e asciugatrice in casa, dunque ogni volta che dobbiamo fare il bucato dobbiamo andare nella lavanderia esterna, pagare 1$ a lavaggio e poi tornare per ritirare la biancheria pulita. Francamente mi scoccia molto dover pagare: ok, è poco, ma perché devo farlo? E poi qui, a differenza dei Commons (dove la fermata dell'autobus è all'interno del complesso), l'autobus non passa proprio... bisogna fare un pezzettino di strada a piedi, andare fino al complesso successivo (Chatham) e prendere l'autobus. Ora, nelle giornate di sole no problem, ma quando diluvia oppure si torna dal supermercato con almeno due o tre borse è davvero tragico! 
Insomma, tutte queste cose insieme mi hanno fatto optare per il trasferimento. Oggi l'ho detto alla mia roomie e ho visto che c'è rimasta un po' male (io comunque le ho spiegato che non si tratta di lei, anzi, spiace anche a me non averla più come compagna di stanza - chissà chi mi capiterà, speriamo bene), però io qui davvero mi annoio a morte, sto facendo la vita dell'eremita, non ne posso proprio più. In realtà ho una nuova amica americana che abita a pochi edifici di distanza dal mio, ma lei purtroppo partirà il 6 Gennaio, quindi abbiamo giusto fatto in tempo a conoscerci prima della sua partenza, che peccato. Però le ho promesso che se vado a New York glielo dico, così ci troviamo lì e possiamo trascorrere un po' di tempo insieme. Ah, a proposito: mi ha detto che la Carlo's Bakery è un po' una sòla, dolci molto belli ma costosi e tutto sommato non così speciali dal punto di vista del gusto. Peccato... vorrà dire che si salterà Hoboken e si andrà altrove, non credo che sia un problema trovare alternative nella Grande Mela!

Tornando alla casa, di per sé è carina, peccato che la pulizia in questo appartamento non sia una priorità. E' un appartamento di due camere, abbiamo ovviamente la terribile moquette marrone (troppo anti-igienica, orrore!), c'è un salottino, abbiamo la cucina con la penisola (abbiamo lavastoviglie - hell yeah! -, tritarifiuti, microoonde e mega frigorifero, tutto Whirlpool), abbiamo una sorta di antibagno con il lavabo (no comment) e poi il bagno vero e proprio con vasca. Non male di per sé, solo che quest'appartamento è davvero troppo zozzo, io mi ci sono messa una volta a ripulire tutta la cucina e mi ci è voluta mezza giornata per togliere tutto l'unto che c'è in giro, di turni per le pulizie non se ne parla, quindi alla fine preferisco andarmene. May God help me.

E veniamo al lavoro.
Sotto certi aspetti qui è dura. Ci sono decine e decine di regole, direttive, divieti, nozioni da ricordare, e non so come abbia fatto la mia testa a non esplodere con tutti questi input. Ad esempio, le leggi della Florida vietano la somministrazione di alcool agli under age (< 21), per cui quando vendiamo i cioccolatini con lo Strega, anche un solo cioccolatino, dobbiamo chiedere un documento per verificare l'età del guest (guai a dire customer o visitor, qui si parla solo di guest). Stessa cosa per il vino e la birra: bisogna sempre stare attenti e chiedere i documenti se necessario, altrimenti sono casini. Io personalmente non amo particolarmente il negozio del vino, perché mi sento un pesce fuor d'acqua. Sì, ho imparato i prezzi del vino al bicchiere, ma con le caratteristiche del vino sono ancora in panne, non ricordo quasi nulla. Anche per le carte di credito dobbiamo sempre prestare attenzione: controllare un documento con fotografia se manca la firma sul retro, fare in modo che i guest non facciano manovre strane (l'altro giorno mi è capitata una signora che stava per usare la carta della sorella gemella, nonché una signora che voleva pagare con la carta del marito, un'altra ancora se n'è andata prima di firmare la ricevuta e il marito le è dovuto correre dietro... che roba).
Nel corso del turno lavorativo in genere cambiamo posizione: ci spostiamo in quattro negozi e poi abbiamo anche Kidcot, uno spazio in cui i bambini vengono a farci timbrare i passaporti e a colorare i Duffy. Qui spesso i genitori ci fotografano insieme ai bambini, per cui io spero tanto di non finire mai su Internet o su Facebook con una foto in costume, dato che - come dire - non è che mi senta proprio a mio agio quando lo porto! (E fu così che la privacy andò a farsi benedire...). Il costume non è più quello degli inizi, essendo cambiato di recente: ora abbiamo una gonna rossa, un grembiulino ricamato, una camicia ocra con collettone in pizzo (roba da far impallidire Maria Stuarda) e giacca blu. Il cappotto sembra un accappatoio di spugna e ho dovuto prendere una M tant'è largo, probabilmente è la cosa più orripilante di tutte. Insomma, se non avete ancora visto (né vedrete mai) mie foto in costume è perché francamente quando l'indosso mi sento una vecchia carampana, le sto evitando come la peste, tranne quando me le scattano i guest, ovviamente.

I negozi del padiglione sono 4: Home & Garden (qui vendiamo cioccolatini, caffé Lavazza, abbigliamento, libri, pasta, olio, ecc...), Wine Shop, Il Cristallo (dove abbiamo borsette, foulard, bijoux e abbigliamento sportivo) e poi il negozio delle maschere veneziane. Ci sono tante cose da sapere e da ricordare, a partire dalle percentuali di sconto applicabili (e non), per non parlare di quando offriamo il servizio di shipping ai guest, per ora mi è capitato di farlo solo due volte ma ogni volta ho l'ansia a mille! Mah... speriamo bene: se c'è una cosa che mi spaventa in questo momento è la possibilità di fallire ed essere "rimandata indietro", è una cosa che proprio non mi perdonerei mai. Io qui sto bene, è un po' dura ma sto bene, non ho nostalgia, non rimpiango di essere partita, quindi davvero resterei qui il più a lungo possibile. Speriamo di farcela!

Con i colleghi mi trovo molto bene, è un gruppo di una ventina di persone e ci sono momenti in cui mi faccio davvero delle grandi risate (e meno male! Nei primi giorni mi sentivo sulla graticola, che ansia). Devo dire che in generale mi stanno dando tutti una mano, quando ho bisogno oppure non so qualcosa c'è sempre qualcuno pronto ad aiutarmi, e questa è una cosa per me importantissima, anche perché i primi giorni la mia ansia cronica mi ha davvero messo alle strette. Qualche momento di scoramento c'è stato, ma mai tale da pensare di tornare indietro o pentirmi di essere qui... il che per me è una conquista, conoscendomi. Un punto per me, insomma.

E veniamo infine agli Americani. Finora io li ho conosciuti principalmente in veste di cast member, ma in generale mi trovo bene. Certo, un po' di gente strana qui c'è, non lo nego, ma in linea di massima per ora tutto ok. Mi capitano tra l'altro molti italo-americani che ogni tanto parlicchiano un po' d'italiano, mentre di guest dall'Italia ne arrivano davvero pochi (ieri ho conosciuto una coppia di Bergamo che tra l'altro ha parenti a Caorso, vicino a Piacenza). Quando leggono la targhetta mi chiedono tutti dove sia Piacenza, e io di solito dico vicino a Milano, visto che almeno quella città la conoscono tutti. In realtà Piacenza e Milano non hanno nulla a che spartire, ma così è molto più facile (tanto ci sono molti Italiani che pensano che Piacenza stia in Lombardia, qualcuno mi ha detto addirittura in Piemonte, dunque non complichiamoci la vita).

La vita qui in generale mi piace... tranne oggi c'è sempre stato bel tempo dal mio arrivo, fa caldo, ci sono sempre almeno 24° C (l'altro giorno siamo arrivati quasi a 30) e quando non lavoro giro in pantaloncini e infradito. Insomma, per me che vengo da un posto freddissimo è l'ideale! 
Purtroppo non ho ancora avuto modo di girare molto, ma voglio recuperare prossimamente. Intanto voglio andare ai Premium Outlet qui vicino e al Florida Mall, perché sono venuta qui con davvero quattro vestiti in croce e ho bisogno di qualcosa di nuovo (nonché scarpe), poi devo finire di visitare i parchi (attualmente ho visitato parte di Magic Kingdom, degli Hollywood Studios e di Epcot), e poi... beh, vorrei cominciare a mettere da parte un po' di soldi per fare il mio primo viaggettino qui negli USA. Presumo che non avverrà tanto presto, ma non importa... io per ora metto da parte un po' di dollari, poi si vedrà. Sempre che lo shopping non mi prenda la mano: domani dovrebbe arrivare la Big Shot, la prossima settimana il Sony PRS T1, dopodiché dovrei farmi fare gli occhiali nuovi... per fortuna finora non ho avuto grandi spese, ma quando scoprirò gli outlet non so quanto riuscirò a trattenermi - ahimé!

      La scoperta del giorno... non è malaccio,
                                                sembra il ripieno dei tortelli di zucca dell'Esselunga.                                            
Domani ci condisco la pasta :P

sabato 24 dicembre 2011

Christmas Eve

E' da tanto che non scrivo nulla, pur avendo milioni (se non miliardi) di cose da raccontare, ma il tempo qui è talmente poco che non riesco mai a prendermi un'oretta per raccogliere le idee e scrivere un po' su come procede la mia avventura qui. 
Anche adesso, ad esempio, sono di corsa perché devo ancora indossare il mio "costume" (guai a chiamarlo divisia o uniforme!), truccarmi, preparare le borse con le bibite e i vestiti per stasera. Eh già, perché stasera qui si festeggia! Tutti noi del merchandise italiano (= i merchandini) ci ritroviamo a casa di una nostra collega per festeggiare insieme l'arrivo del Natale, con più o meno nostalgia per l'Italia. Io personalmente per ora sono ancora in fase "Quant'è bello - quant'è nuovo - quant'è diverso qui", per cui confesso di non sentire poi quella grande nostalgia per l'Italia che forse dovrei provare, ma diamo tempo al tempo, è probabile che tra qualche settimana il magone verrà fuori, chi lo sa... io comunque spero di no :P

La mattinata di oggi è passata in modo abbastanza tranquillo: prima telefonata su Skype coi miei, poi videochiamata con un'amica troppo fantastica (mi ha regalato, tra le varie cose, anche un buono sconto per Amazon: Big Shot in arrivoooooo!!!), infine due chiacchiere con la mia roomie giapponese (l'unica simpatica e sana di mente qui dentro), e ora eccomi qui, quasi pronta per il lavoro. 

Quindi che dire, per ora Buon Natale a tutti (in Italia ormai sono le 19.43, manca poco!), io ora scappo a prepararmi, sperando di non avere un turno troppo delirante (già ieri le premesse c'erano tutte..).




martedì 13 dicembre 2011

First 10 Days

Nella mia vita non ho mai avuto grandi certezze, ma posso dire (forse sbilanciandomi un po' troppo in anticipo) che in questo momento una grande certezza ce l'ho, ed è quella di aver fatto la scelta giusta venendo qui in Florida. Sento che sto cominciando a cambiare come persona e lo stesso si può dire della mia visione delle cose: sì, sono sempre ansiosa e mi faccio mille paranoie (prima tra tutte quella di fallire, di sbagliare, di essere "terminata" - è il termine con cui la Disney intende "licenziata"), ma rispetto a com'ero prima di partire mi butto di più nelle cose, nell'interagire con le persone, nella mia vita quotidiana. Prima di  partire avevo sempre la sensazione di lasciarmi in qualche modo trascinare dagli eventi. Se guardo indietro mi sembra di aver fatto passi da gigante in questi 10 giorni, eppure sono solo 10 giorni! Sono così tante le cose nuove che ho fatto e sto facendo che quasi perdo il conto.
Dunque, purtroppo in questi giorni sono stata letteralmente risucchiata dalle varie incombenze burocratiche e lavorative, ma soprattutto ho cominciato il training al lavoro, quindi il tempo per aggiornare il blog si è decisamente ridotto. Ciononostante, è doveroso raccontare un po' cosa mi è successo in questi giorni partendo dall'inizio, almeno per sommi capi.

1) IL VIAGGIO
Il viaggio è stato un po' un'odissea in termini di tempi. Uscita da casa mia alle 3.30 del mattino, sono partita in perfetto orario da Linate alle 7.35. Peccato che a Londra il vento ci abbia creato qualche problema, al punto che siamo atterrati con evidente ritardo in un aeroporto enorme dove la coincidenza sarebbe partita... 10' dopo!!! Per fortuna la British (che signora compagnia! Mai più senza!) ci ha mandato una signora gentilissima fuori dall'aereo per saltare i normali controlli di routine e passare direttamente all'imbarco. Così abbiamo corso come pazzi, facendo due rampe di scale, prendendo due ascensori e pure il treno, nonché passando i controlli di sicurezza in una zona riservata agli imbarchi rapidi. 
Il volo intercontinentale è andato alla grande, non ho dormito ma tra film e musica il tempo è letteralmente volato. A Miami ho passato i famigerati controlli di dogana e immigration, la parte che forse mi spaventava maggiormente. Primo step, l'immigration: mi metto in coda diligentemente nella fila dei NON-US citizens, quando un signore dall'aspetto molto country (di quelli che ti aspetti di trovare su un trattore del Kansas con la camicia a quadrettoni e la salopette) mi dice di andare al banco dei residenti/cittadini USA. Cerco di dirgli che non sono americana (non volevo beccarmi una cazziata dal poliziotto e rifare la coda) e il signore si mette le mani sugli occhi e mi dice: "Don't look, just listen to me: go there, no problem!". Così, tutta timorosa (i controlli di sicurezza mi spaventano sempre, vai a sapere perché), vado dal poliziotto e gli mostro il passaporto. L'agente mi controlla i documenti, controlla il visto, controlla l'I-94 e mi chiede dove vado a lavorare e per quanto. Rispondo e mi chiede: "Where?". Ripeto che vado a WDW, e lui ancora: "But WHERE?!". A quel punto, rintronata dal viaggio, non so più cosa rispondergli, finché non mi dice "In which hotel?". Ma nooooo! Ma se ti ho detto che vado a lavorare come merchandise hostess, che c'azzeccano i resort? (Perché qui abbiamo i RESORT, non gli hotel :P). Così gli dico di Epcot e fa "Oooooh, that thing of the world...". Va beh, alla fine lascio le impronte digitali, mi viene scattata la foto (mamma mia, dopo tutte quelle ore di volo sarò sembrata una pazza) e con grande sollievo esco da lì e seguo le indicazioni del baggage claim. Sicura di essere arrivata a Miami senza valigia (io a malapena ho preso l'aereo, figuriamoci la valigia come può avercela fatta), vado al carousel del mio volo e... GIUBILO! Eccola lì, buttata fuori proprio mentre arrivo! Così mi scapicollo al nastro e prendo la valigia, felice di avere con me tutte le mie cose. In realtà a Linate le avevano applicato un'etichetta viola con scritto SHORT TIME o qualcosa del genere, quindi quella dev'essere stata provvidenziale, però che paura! Anche perché lo stesso addetto del check-in a Linate - quello, per intenderci, che mi aveva detto che la mia ESTA non era stata approvata (cosa non vera perché avendo il visto a me l'ESTA non serve) - mi aveva detto "speriamo che arrivino in tempo", il che lasciava ben poche speranze.
Ad ogni modo, presa la valigia carico tutti i bagagli su un carrello e vado verso la dogana, dove però mi chiedono solo il passaporto e niente più. A questo punto arrivo al baggage drop, dove lascio la mia valigiona appena ritrovata per reimbarcarla in direzione Orlando. E così passano 4 ore a Miami, che poi diventeranno 7 perché l'American Airlines prima ci ha detto che il volo era in ritardo dal Messico, poi che l'aereo aveva problemi tecnici, infine che il pilota non se la sentiva di guidare quell'aereo in quelle condizioni (!!!) e che quindi dovevamo imbarcarci altrove. In questo arco di tempo abbiamo cambiato gate 3 volte, quindi come dire, ero ormai lobotomizzata! L'unica cosa bella del volo by night è stata Miami dall'alto, uno spettacolo di luci che mi ha allargato il cuore. Dimenticavo: mentre salivo sull'aereo mi si sono rotti gli occhiali, che per fortuna sono riuscita a riparare un po' alla buona con l'Attack presa al Walmart. Al lavoro porto le lenti a contatto ma prossimamente mi farò fare gli occhiali nuovi, per questo sto cercando di risparmiare un po', perché dubito di cavarmela con meno di 200$. Porca miseria, lo sapevo, avrei dovuto far fare un aio di occhiali nuovi prima di partire! Memento.
All'aeroporto di Orlando ho ritrovato di nuovo la mia mitica valigiona rosa presa nel negozio cinese (incredibile, 25.90€ e manco una rotella rotta, sono allibita!), quindi a quel punto ho preso la navetta Mears con tutti gli altri cast member e sono partita alla volta di Vista Way (mezzanotte ora locale, le 6 in Italia, quasi 27 ore dopo la partenza da casa!). A Vista Way ci ha accolto il personale Disney, ho scoperto di essere stata messa al Patterson anziché ai Commons, ho preso un biscotto e un'arancia (li hanno offerti a tutti, acqua compresa) e poi sono salita su un furgone che mi ha portato nella mia nuova casa. Io adoro letteralmente questo complesso, è tranquillo, silenzioso, pulito (esternamente) e tutto nuovo, pieno di palme e fiori d'ibisco, ma purtroppo sono capitata piuttosto male con le coinquiline. Ora non vorrei dilungarmi sull'argomento, però diciamo che sporcizia, maleducazione e ospiti indesiderati mi stanno persuadendo a cambiare casa, anche se mi piacerebbe molto rimanere in questo complesso. Mah, vedremo! Almeno la mia roomie giapponese è una persona relativamente ordinata e molto gentile, mi ha anche fatto avere un maneki neko troppo bello col 40% di sconto, e poi con lei riesco a parlare, mentre con le altre due... lasciamo perdere.

2) IL LAVORO
Qui ci sarebbero milioni di cose da dire, credo che scriverò un post più avanti, magari domani... adesso è tardi, vado a nanna, approfitterò di questi due giorni off per raccontare un po' meglio (quando non sarò nei parchi, ovviamente).

[To be continued]

venerdì 2 dicembre 2011

-4: This Is It

Ormai sembra proprio che ci siamo, insomma. Per scaramanzia so già che non starò tranquilla finché non metterò piede a Vista Way, però ormai siamo proprio agli sgoccioli. Sono contenta? Sì, molto, anche perché non vedo l'ora di salire sull'aereo: negli ultimi giorni sono andata a destra e manca e ho girato per uffici e negozi, comprato tante cose che mancavano, nonché preparato le valigie. Insomma, con la testa sono già là, ora devo "solo" arrivarci materialmente.

Questi sono stati giorni di acquisti a raffica. Ho finalmente trovato una camicia bianca comoda per il Traditions. Ho prenotato le lenti a contatto: fornitura da sei mesi, visto che non avrò una prescrizione valida negli States... io non amo molto le mensili, secondo me le giornaliere sono molto più pratiche e igieniche, ma costano molto di più - tenendo anche conto che, avendo occhi con gradazioni differenti, avrei dovuto raddoppiare le quantità. Ho preso piccole cose utili che ancora mancavano e mia mamma mi ha regalato per il viaggio una giacca nera troppo bella, con doppia fila di bottoni e martingala sulla schiena. Sembro anche più magra quando la indosso :P Ma soprattutto è arrivata lei, la mia nuova compagna di avventure:




(Sì, lo so... è rosa anche questa, sono proprio malata). 
E' un regalo dei miei, per farmi compagnia già a partire dal viaggio in aereo, ma anche per mandare un po' di foto a casa (forse è un modo come un altro per tranquillizzarsi, non so... in ogni caso sono contentissima!).

Se c'è qualcosa che mi preoccupa un po', si tratta sicuramente del viaggio. Da un lato la durata della tratta Londra-Miami adesso mi spaventa un po' meno, perché non mancheranno certo i modi per distrarsi... innanzitutto non sarò sola ma avrò dei compagni di viaggio con cui chiacchierare, e poi - a giudicare dal sito di British Airways - non dovrebbero mancare le distrazioni! Poi avrò con me l'MP3 e un libro (ne ho messi in valigia 7, quando finiranno mi darò all'usato di Play.com o Amazon), e se proprio la noia dovesse prendere il sopravvento... si dorme! Anche perché la levataccia sarà memorabile: il check-in apre alle 5.35! Mai preso l'aereo così presto. D'altra parte non ho nemmeno affrontato un viaggio così lungo, diciamo la verità. A me piace molto prendere l'aereo, perché è sempre sinonimo di cambiamento e spesso di vacanza, di relax... solo che una volta a bordo mi annoio moltissimo. Di solito reggo un paio d'ore, poi comincio ad essere impaziente di arrivare a terra. Per questo avevo paura che il volo dall'Europa alla Florida potesse essere difficile da sopportare, non essendo abituata a viaggi così lunghi, ma adesso sono più ottimista.
Quello che mi spaventa molto, invece, è il tempo esiguo dello scalo a Londra. Non conosco Heathrow, è un aeroporto caotico (di sicuro ben più di quelli in cui sono stata finora), oltretutto il gate chiude 20' prima della partenza, quindi il tempo per rifare i controlli di sicurezza e cambiare l'aereo si riduce a 40'. E che ne sarà della ma valigiona? Riuscirà a essere imbarcata sullo stesso aereo? Non so... francamente io avrei preferito allungare il tempo di attesa a Londra e accorciare le 4 ore a Miami. E' anche vero che a Miami sembrano esserci dei negozietti  interessanti, ma 4 ore sono lunghe, in più non parto con una cifra altissima, quindi diciamo che più risparmio meglio è, almeno per ora. Va beh, basta paranoie, non è proprio il momento. Ottimismo, ottimismo!

Domani pomeriggio vado a tagliare i capelli (era ora!) e poi vedo un'amica per un regalo di compleanno anticipato. Ormai ci siamo, ormai ci siamo...