mercoledì 17 luglio 2019

2.7.2019: Pier 39, Fisherman's Wharf, Coit Tower, Union Square

2 Luglio

Dopo una notte di meritato riposo, il mattino successivo ci siamo svegliati prestissimo per cominciare la nostra esplorazione della città. 

Per prima cosa ci siamo concessi una buona colazione da Starbucks, dove siamo stati serviti da una simpaticissima ragazza con i capelli viola e due occhi davvero magnetici. Quando ci ha rivolto la parola abbiamo capito che si trattava di una ragazza transessuale e non ho potuto fare a meno di pensare con grande rammarico che a Piacenza difficilmente avrebbe trovato lavoro, purtroppo: ma qui siamo a San Francisco, una città da cui sono partite battaglie storiche e che è stata la città di Harvey Milk. Qui si respira un'aria davvero diversa, un'aria di accoglienza che non mi ha mai fatto sentire diversa o straniera.

Dopo il pieno di energie siamo finalmente usciti per goderci la bellissima giornata di sole e la brezza (una brezza che nel tardo pomeriggio e nei giorni successivi diventerà un vento freddo e tagliente!). Per questa vacanza abbiamo deciso di adottare ritmi più slow rispetto al solito, dato che in questo periodo purtroppo non riesco proprio a concedermi le solite sfacchinate a causa di alcuni problemi di salute: ecco perché il nostro non è stato il solito itinerario "da battaglia" studiato fin nei minimi dettagli, quanto piuttosto un itinerario soft con poche tappe prefissate. Abbiamo dovuto tralasciare alcune cose, ma così facendo almeno abbiamo una scusa per tornare.

La prima tappa della nostra passeggiata è stata la scultura Cupid's Span. Dal nostro hotel siamo arrivati comodamente al Ferry Building in poco più di 5' a piedi: da lì ci siamo fermati ad ammirare il Bay Bridge (che rivedremo illuminato ogni sera) e poi abbiamo proseguito fino alla scultura. L'opera di 18 metri in acciaio e fibra di vetro è stata ideata da una coppia di artisti sovvenzionati dai fondatori del marchio GAP. A me è piaciuta tantissimo, come mi sono piaciute le piccole creature marine di bronzo sparse qua e là sui muretti del parco: polpetti, stelle marine, tartarughe e molluschi con il guscio.




Prima di avviarci verso la fermata del tram abbiamo fatto una passeggiata lungo il Pier 14, dove abbiamo letto alcuni cartelli relativi al livello che l'acqua presumibilmente raggiungerà nella baia a causa del global warming. Abbiamo anche scoperto che la zona è a rischio tsunami in caso di terremoto (tutta la zona dei Piers è caratterizzata da cartelli azzurri di warning) e che al momento è in costruzione un muro per arginare eventuali rischi di questo tipo.


A questo punto ci siamo diretti alla fermata del tram all'Embarcadero, direzione Pier 39. 
Purtroppo abbiamo perso per un soffio un bellissimo tram verde dell'ATM di Milano, su cui siamo comunque riusciti a salire nel corso della vacanza. Il tram successivo per fortuna non si è fatto attendere a lungo.


Prima di salire a bordo di uno dei tanti (meravigliosi) tram storici abbiamo attivato sul mio cellulare due Muni Pass settimanali, validi su tutti i mezzi tranne la BART. Due pass ci sono costati $78, ma sono stati soldini davvero ben spesi perché abbiamo sfruttato tantissimo i mezzi a causa delle proverbiali salite di SF. Secondo me in fondo non sono eccessivamente cari, contando che un singolo giro sul cable car costa ben 7 dollari e che ad Amsterdam lo scorso Aprile abbiamo pagato ben 72 euro a testa per un pass di sei giorni.

Con il tram F siamo arrivati nei pressi del Pier 39. Siamo arrivati intorno alle 9 del mattino, quindi il Pier era praticamente deserto - il che ci ha permesso di girarlo quasi da soli e in tutta calma. Devo dire che il Pier deserto ha un suo fascino: è sicuramente un luogo molto turistico, ma da qui abbiamo visto bene Alcatraz, respirato il profumo del mare, assistito all'alzabandiera e soprattutto ci siamo goduti lo "show" dei leoni marini, che sono davvero spassosi e sono celebrati anche da sculture e topiaries.








Al termine della visita siamo tornati alla fermata dove eravamo scesi prima, stavolta in attesa del bus 39 per la Coit Tower (ben visibile già dai piers sulla sommità di una collina). Per fortuna non abbiamo avuto la sciagurata idea di farci tutta la strada a piedi, perché la salita sarebbe stata bella impegnativa. L'autista è stato gentilissimo e ci ha chiesto se stessimo andando alla Coit Tower per essere sicuro che prendessimo il bus giusto. Questa cosa ci è capitata spesso durante la vacanza e abbiamo anche notato che spesso i Sanfranciscans salutano gli autisti quando salgono/scendono, dicendo pure "Thank you!". Abbiamo deciso di farlo anche noi: parafrasando il celebre detto su Roma, abbiamo deciso che "when in San Francisco, do as the Sanfranciscans do!".

Sulla cima della collina siamo stati sopraffatti dalla bellezza del panorama. Dopo un giretto nel piazzale e qualche foto alla statua di Colombo ci siamo diretti all'ingresso della torre, dove il signore della biglietteria ci ha timbrato il dorso della mano con un timbrino a forma di orso: una scelta green, almeno non si consuma carta! Il biglietto costa $9.
Mi sono un po' pentita di non aver preso parte a una visita guidata dei murales interni: SF City Guides ne organizza uno, ma purtroppo quello di Mercoledì 3 Luglio è stato cancellato e quello di Sabato 6 va in conflitto con quello di Mission a cui vorremmo partecipare. Pazienza... Per questa volta abbiamo ammirato i murales facendoci bastare i cartelli esplicativi.







Che dire: la vista dalla torre è semplicemente magnifica. Noi abbiamo avuto la fortuna di salire in una giornata di pieno sole e ci siamo riempiti gli occhi con questo spettacolo.





Al termine della visita siamo tornati alla fermata del bus, con il quale siamo tornati giù verso il Pier 39. Attraversando la strada abbiamo incrociato un altro tram meneghino, quello classico giallo (preso anche questo nei giorni successivi, non senza emozione visto che a Milano ho sempre preso la metro, mai il tram!).



Essendo ormai quasi le 14 ci siamo concessi un pranzo all'Hard Rock Cafè, che mio marito adora. Abbiamo speso circa $50 in due con la mancia, saltando il dolce. Io ho preso un ottimo pulled pork sandwich, mio marito un BBQ bacon cheeseburger. Abbiamo visto che nel locale è disponibile anche un hamburger con foglia d'oro commestibile, ma onestamente abbiamo lasciato perdere. Dato che ho smesso di collezionare le t-shirt e sono passata alle pin, al termine del pranzo ci siamo concessi un giretto nello store attiguo per scegliere la mia nuova spilletta: una meravigliosa pin a forma di cable car.





Per digerire il pranzetto (eufemismo) abbiamo fatto una passeggiata fino al Fisherman's Wharf, dando un'occhiata ai negozietti lungo la via e ai ristoranti della zona (Boudin in primis). La zona era davvero molto affollata, così abbiamo deciso di riprendere il tram F e arrivare in zona Union Square per una merendina (altro eufemismo) da Cheesecake Factory, all'ultimo piano di Macy. Abbiamo preso il tram verde milanese, che purtroppo dopo la prima curva ci ha lasciato a piedi a causa di un guasto, costringendoci a una sosta non prevista in attesa di un bus sostitutivo. Con il bus abbiamo raggiunto l'Embarcadero e abbiamo iniziato a percorrere a piedi Market Street, che in effetti ci ha dato tutt'altra impressione rispetto alle zone in cui eravamo appena stati. Lungo la strada abbiamo incrociato il capolinea della fermata della linea California del cable car e non abbiamo resistito: via, deviazione immediata e siamo saltati su una vettura praticamente vuota, facendoci tutto il viaggio fino al capolinea opposto e attraversando Chinatown. La linea California dovrebbe essere quella più ripida: in effetti il nostro cable car ha fatto delle arrampicate pazzesche e ci siamo divertiti come bambini, tornando al punto di partenza senza scendere.

Una volta scesi dal cable car, finalmente ci siamo avviati verso Union Square. La Cheesecake Factory all'interno non è molto diversa da quelle che abbiamo visitato finora, con lo stile a metà tra l'egiziano e il neoclassico che fa molto Las Vegas. Anche il menù è lo stesso, ovviamente. Ci hanno fatto accomodare quasi subito e la cameriera si è stupita molto quando le abbiamo detto che non volevamo cenare, ordinando solo una fetta di torta e la limonata. In effetti tutti intorno a noi stavano cenando, ma noi ancora dovevamo digerire il pranzo poche ore prima!
Abbiamo ordinato rispettivamente una Vanilla Bean Cheesecake (io) e una Very Cherry Ghirardelli Chocolate Cheesecake (mio marito).



Inutile dire che dopo due bombe simili siamo usciti rotolando e pieni di sensi di colpa, facendoci a piedi tutta la strada (salite comprese!) da Union Square al FD (passando per Chinatown, che però abbiamo visitato con calma e più attenzione l'indomani).








 Siamo arrivati in hotel verso l'ora di cena (che abbiamo deciso di saltare, vista la quantità di calorie ingurgitata) e dopo aver sbirciato il tramonto dalla terrazza siamo andati in camera a rilassarci e a decidere cosa vedere l'indomani. Credo di essere crollata intorno alle 21... se non altro in questa vacanza non ho avuto problemi d'insonnia!

domenica 14 luglio 2019

San Francisco 1.7.2019: l'arrivo

Dopo l'atterraggio ci siamo avviati verso quella bolgia dantesca che è l’Immigration dell'aeroporto di San Francisco. Mai vista una simile confusione in un aeroporto statunitense! 

Dato che erano presenti solo due file (Visitors - Permanent Residents) ci siamo immessi nella prima. Appena entrati nella fila dedicata ai Visitors ci siamo però resi conto che sull’aereo non ci era stato consegnato il modulino blu: in effetti quasi nessuno lo aveva, a parte una comitiva di viaggiatori indiani. Fortunatamente a un certo punto un poliziotto ha iniziato a distribuirne qualcuno, quindi anche noi abbiamo alzato timidamente la mano per ricevere il nostro. Mentre iniziavo a compilare il modulino ho ricevuto un messaggio Whatsapp di KLM che diceva più o meno questo: “Siamo spiacenti ma il suo bagaglio non è stato imbarcato. Lo riceverà prima o poi”. NOOOOOOOO! Ricordate il problemino tecnico di Schiphol? Ecco, sono stata una dei fortunati che non hanno ricevuto la valigia! Pazienza, prima o poi doveva pur capitarmi.

Dopo circa 20’ in coda, una voce con marcato accento asiatico ha iniziato a farsi sentire in lontananza, una voce che a un certo punto abbiamo distinto chiaramente: “Second time ESTA?”. Ho guardato mio marito – sempre più fusa dal fuso – e gli ho sussurrato: “Ma questa non sarà mica la coda per chi entra per la prima volta?”. Ci siamo rivolti al poliziotto del modulino blu, gli abbiamo detto di essere stati negli USA più volte e quello ci ha confermato di dover andare alle macchinette self service per i Permanent Residents. (Piccola parentsi polemica: se scrivi solo Visitors e Permanent Residents, come fa un viaggiatore ESTA di ritorno negli USA a capire dove deve andare?).

Dopo la trafila delle macchinette siamo passati alla fase dell’interview, che è stata davvero lunga e minuziosa. Ci è stato chiesto un po’ di tutto, della serie: "Avete parenti in USA? Dove lavorate? Quanti soldi avete? Dove alloggerete? Quante volte e dove siete stati negli USA in precedenza? Con quale visto hai lavorato alla Disney? Avete prosciutto e parmigiano nello zaino? Qual è la differenza tra prosciutto cotto e crudo?". In effetti a Miami e NY mi avevano giusto chiesto il motivo e la durata della visita, qui siamo stati davvero tempestati di domande – ma col sorriso, il che non guasta. Il poliziotto ci ha anche fatto ridere mostrandoci una foto di una viaggiatrice asiatica colta in una smorfia terribile dalle macchinette, dicendoci: "Would you like to see a nice picture?”. 

Siamo quindi passati al baggage claim, dove mio marito ha recuperato la sua valigia mentre io ho sbrigato le formalità legate allo smarrimento della mia. In tanti abbiamo avuto lo stesso problema: per fortuna le valigie sono state imbarcate sul volo successivo AMS-SFO, quindi sarebbero arrivate nei vari hotel entro le 17 (in realtà sono poi diventate le 20:30 ma non ci formalizziamo, su).

Finalmente abbiamo raggiunto - in super ritardo rspetto alla prenotazione -  il punto di partenza delle navette Super Shuttle. Abbiamo aspettato circa mezz’ora, durante la quale io e la mia metà abbiamo avuto modo di parlare del clima come due adorabili vecchietti (“Hai visto? C’è il sole ma tira una bella arietta!”, “Già! Mica come in Florida, dove adesso ci sarà un’umidità da pazzi!”). Sembravamo proprio Carl ed Ellie. Adoro. 


Il viaggio con Super Shuttle per fortuna non è durato due ore come a New York, anche perché la navetta era quasi vuota e siamo scesi alla seconda fermata. Come hotel abbiamo scelto il Club Quarters Hotel nel FD: non avremmo potuto fare selta migliore! Conoscevamo già questa catena perché avevamo soggiornato nella struttura di Wall Street a NY, ma questa è una struttura di livello nettamente superiore. La nostra camera queen non era enorme ma in compenso era silenziosa, pulitissima, dotata di TV 55", macchina Keurig per tè e caffè, scrivania e tavolino per laptop, nonché piccolo armadio con asse e ferro da stiro, tappetino da yoga e asciugacapelli. Nei corridoi era disponibile il dispenser dell'acqua con tanto di bottiglie, mentre nella lounge del piano terra erano disponibili tutti i giorni frutta, bibite fresche (Seven Up e Pepsi), barrette di frutta secca, salatini, M&M's e soprattutto una bella macchina per il caffé (sia espresso con chicchi macinati sul momento, sia lungo americano), il cappuccino e il tè. Noi abbiamo spesso risparmiato sulla colazione comprando i dolcetti da Starbucks o da Specialty's (a due passi dall'hotel) per poi mangiarli in hotel con le bevande calde gratuite. Noi non ne abbiao usufruito, ma l'hotel dispone anche di un locale lavanderia dotato di detersivi gratuiti, lavatrice e asciugatrice. 
L'hotel è stato prenotato su booking.com a Febbraio e abbiamo pagato $1153,99 con possibilità di cancellazione gratuita e pagamento in loco. 

Per farla breve… un’ora e passa di immigration, fila al banco KLM per la denuncia dello smarrimento, altro tempo d’attesa per la navetta, viaggio condiviso… morale: siamo arrivati in hotel che era quasi sera. Il tempo di una doccia in attesa della valigia e abbiamo deciso di andarcene a nanna presto, per essere pronti e operativi l'indomani mattina.

Ovviamente abbiamo dovuto rivedere un pochino l’itinerario, limandolo qua e là. A mano a mano che scriverò i post aggiornerò i link qui sotto:

2/7:
3/7:
4/7:
5/7:
6/7:
7/7:
8/7:
9/7:

Col prossimo post si partirà finalmente con il racconto delle nostre esperienze nella City by the bay! A presto! 

sabato 13 luglio 2019

San Francisco 1.7.2019

Siamo tornati a casa da San Francisco da un paio di giorni e ho pensato di scrivere un diario per raccogliere ricordi e impressioni di questo viaggio sognato a lungo. Inizialmente questa doveva essere una tappa del nostro viaggio di nozze, ma all'epoca mio marito aveva insistito per visitare NY e quindi avevamo dovuto eliminare SF per mancanza di tempo. Stavolta però niente scuse, ho vinto io e San Francisco sia! 😍

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San Francisco mi è piaciuta tantissimo: non ero mai stata in California e devo dire che ho avvertito immediatamente la differenza a livello di cordialità e disponibilità rispetto agli abitanti di città come New York. Più volte io e mio marito siamo stati fermati da persone che ci hanno chiesto se avessimo bisogno di indicazioni, semplicemente perché stavamo armeggiando con la cartina o controllando gli orari dei bus su Google Maps. Una cosa simile finora mi era capitata solo in Irlanda e sono rimasta davvero piacevolmente sorpresa. Certamente non mancano i lati negativi: vedere tutte quelle persone che dormono per strada o che vagano parlando da sole (magari pure senza scarpe) fa davvero stringere il cuore. Solo una volta abbiamo avuto un problema con uno di loro; per il resto abbiamo girato piuttosto tranquillamente, attraversando le zone più malfamate solo con i mezzi e diretti verso mete diverse.

All'andata abbiamo viaggiato con KLM facendo scalo ad Amsterdam, mentre al ritorno abbiamo volato con Delta facendo un lunghissimo scalo ad Atlanta. I biglietti sono stati acquistati il giorno di San Valentino e abbiamo speso circa 2000 euro: dovendo ricorrere a un tour operator per utilizzare alcuni voucher ci siamo dovuti arrendere alle cifre gonfiate, ma in fondo non abbiamo pagato nulla di tasca nostra, quindi pazienza. Avremmo risparmiato un po’ viaggiando con American Airlines da Bologna, ma alla fine abbiamo privilegiato la comodità dell’aeroporto più vicino e una compagnia migliore, perlomeno in base alla mia esperienza personale.

Dovendo partire alle 6:40 del mattino 😫 abbiamo deciso di pernottare direttamente nei pressi dell’aeroporto di Malpensa, più precisamente al BW Cavalieri della Corona, dove abbiamo lasciato l’auto al coperto con la possibilità di tenere le chiavi. L’hotel è pulitissimo e tenuto molto bene, soprattutto trattandosi di un hotel “di passaggio”. La formula pernottamento + parcheggio coperto per 10 giorni ci è costata circa 110 euro in totale.

L’indomani all’alba abbiamo raggiunto l’aeroporto a bordo della navetta dell’hotel. Dopo aver effettuato il baggage drop non senza problemi (a quanto pare KLM continuava a rimbalzare le nostre ESTA, che per fortuna avevamo stampato e portato con noi) e aver benedetto il check-in on line che ci ha fatto risparmiare una fila chilometrica, siamo partiti alla volta del gate. Qui ho vissuto un piccolo momento in stile Carramba che sorpresa: mentre eravamo alla cassa del bar per fare colazione prima di imbarcarci, chi ti vedo? Una collega che insegna nel mio stesso istituto, in partenza per un’altra destinazione. It’s a small world after all! Abbiamo scambiato due chiacchiere veloci tra una brioche deliziosa e un succo di frutta e poi è arrivato il momento dei saluti, in attesa di rivederci a Settembre al primo collegio docenti (bleah!) 😝

Il volo per Amsterdam è andato bene, siamo partiti con pochissimo ritardo e siamo atterrati a Schiphol in perfetto orario. Qui abbiamo corso un pochino per prendere il volo che ci avrebbe portati in California, oltretutto con l’angoscia di non rivedere i bagagli poiché da due giorni il sistema di smistamento di Schiphol faceva le bizze (tenetelo a mente per quanto leggerete in seguito). Mazel tov! 😅 Per fortuna il controllo passaporti è stato molto rapido, essendo tutto automatizzato: si oltrepassa il tornello, si scansiona la pagina del passaporto con la propria fotografia, ci si fa fotografare… and Bob’s your uncle! Dopo due minuti eravamo letteralmente pronti a correre dalla zona C alla zona E (pant pant!) 😱 Il tempo dello scalo (75’) è stato dunque sufficiente, tenendo conto che ho comunque dovuto rimandare la sosta al bagno e il prelievo dei dollari da un ATM apposito. 

Una volta arrivati al gate ho scattato qualche fotografia a lui, o meglio LEI: “Queen of the Sky” Boeing 747-400. Questo era un mio sogno fin da quando ero piccola, quando volevo viaggiare sull’aereo “con la gobba” :P



   


In realtà tutto questo viaggio è stato un mix di piccoli e grandi desideri realizzati: San Francisco, il Golden Gate bridge, il museo dei Peanuts di Charles Schulz, un giro su un pulmino Volkswagen da fricchettoni... and much more. Tornando all’aereo con la gobba… beh, ammettiamolo: è vecchiotto, ma in fondo dovevo provarlo prima del suo pensionamento. I nostri sedili (in prossimità dell’uscita di emergenza) erano davvero strettini e mi chiedo: chi ha avuto l’idea folle di inserire il telecomando per l’entertainment all’interno del sedile, in modo che i fianchi ci sbattano sempre?! Il viaggio comunque è stato tutto sommato confortevole (sedili a parte): cibo abbastanza buono (anche se alcune cose erano immangiabili, ad esempio l’insalata di riso fredda e speziata con l’ananas, i peperoni e l’uvetta sultanina), bevande e snack sempre a disposizione in galley, personale cordiale e intrattenimento discreto (comprensivo di qualche film in italiano), di cui ho usufruito poco.

Ma la domanda è… che fine avranno fatto le nostre valigie una volta atterrati a San Francisco? :664_crystal_ball:

(to be continued…)

martedì 28 agosto 2012

Key West Despite Storms

Ok, ho deciso di pensare positivo, incurante del fatto che Isaac se ne sia appena andato mentre l'ennesima tempesta (Invest 97 L) è pronta ad arrivare dall'Atlantico. E' tutto il pomeriggio che armeggio con Google Maps, Google, Trip Advisor nonché carta&penna, non voglio nemmeno pensare all'eventualità di dover rinunciare alla mia vacanzina tra 9 giorni.

(Sì, arriveranno le foto della vacanza precedente, scusate ma ho degli attacchi di apatia tremendi negli ultimi tempi).

lunedì 20 agosto 2012

giovedì 2 agosto 2012

Travel Journal #1: Buffalo & Niagara Falls

26 Luglio: si parte!

Finalmente ci siamo!
Dopo solo tre ore di sonno sveglia alle 5, mi preparo in pochissimo tempo e mi avvio verso la clubhouse del mio complesso. Raggiungo le mie due colleghe che saranno anche le mie compagne di viaggio e andiamo in macchina all'aeroporto di Orlando.
Il nostro volo AirTran è in perfetto orario, si parte intorno alle 8 e dopo un brevissimo scalo ad Atlanta ripartiamo per Buffalo. Una volta arrivate acquistiamo il pass giornaliero per 5$, prendiamo l'autobus 40 (= una minuscola navetta) e una volta arrivate alla stazione degli autobus prendiamo la navetta per le cascate. Il viaggio dura tanto, quasi un'ora, e il paesaggio non è un granché... case fatiscenti, paesaggio industriale, insomma, niente di che. Il tempo piovoso e il cielo grigio certamente non aiutano a rendere il panorama particolarmente gradevole e interessante, ma finalmente arriva la fine del viaggio: scendiamo nei pressi del Socrate Casino, le cascate non dovrebbero essere lontane! Per essere una zona turistica non ci sembra di vedere molta vita: poca gente in giro, pochi locali, giusto qualche negozio stravecchio che vende souvenir ancora più vecchi, uno Starbucks e un Hard Rock. La nostra impressione verrà confermata più tardi, quando torneremo a Buffalo dopo lo spettacolo meraviglioso delle cascate. Ma torniamo a noi...
Entriamo all'ufficio informazioni, diamo una controllatina alle cartine e ci mettiamo in cammino. 



Le cascate non sono molto lontane: ci dà il benvenuto la targa Niagara Reservation, entriamo in quello che sembra un normale parchetto cittadino e per prima cosa andiamo a pranzare (la fame ci dà il tormento!). La scelta è abbastanza limitata, quindi alla fine optiamo per dei panini che pagheremo a caro prezzo (nemmeno a New York abbiamo pagato così tanto!). 





Dopo una passeggiata nel parco, ci avviamo alla biglietteria della Maid of the Mist, la barca che ci permetterà di vedere da vicino le cascate. Acquistiamo il biglietto (15$) che ci dà diritto ad accedere a un punto panoramico particolarmente elevato, da cui godiamo una vista mozzafiato. Scattate un po' di foto (il tempo purtroppo non è dei migliori), decidiamo di scendere per imbarcarci. Ci viene ritirato il biglietto con il logo della Maid e ci viene dato un poncho blu, sempre contraddistinto dal logo della barca. Il poncho è più resistente di quel che sembra e ci tornerà utilissimo nei giorni successivi, quando a Washington ci sorprenderà il diluvio all'esterno del Campidoglio. L'imbarco è piuttosto rapido: siamo tra le prime della fila, quindi saliamo subito e ci accaparriamo i posti in prima fila sul ponte superiore. Un suono di tromba segnala la partenza: dopo l'iniziale spavento (quanti decibel ci avranno sparato nelle orecchie?!) ci teniamo forte alla balaustra e ci godiamo il viaggio.
Che dire? E' un'emozione unica... una quantità d'acqua impressionante, spruzzi, arcobaleni, gorghi (ogni tanto qualche anatra avventurosa passava davanti alla barca, finendo inghiottita dalle onde...), e poi il rumore delle cascate, così forte, a dimostrazione della potenza della natura. La Maid si ferma in due punti precisi, ma il secondo (Horseshoe Fall, data la forma a ferro di cavallo) è decisamente il più spettacolare... si viene completamente avvolti dalla foschia provocata dall'acqua, è davvero qualcosa di unico.











Dopo circa 20' si torna a terra: il tempo per qualche altra foto e decidiamo di lasciare le cascate dopo l'esperienza divertentissima della navigazione. La zona circostante ci appare abbastanza desolata, come dicevo... entriamo in quello che sembra un centro commerciale, ma troviamo solo un sacco di souvenir di NY a carissimo prezzo (ne ho comprati di più economici a Manhattan, giuro), qualche cartolina e qualche magnete delle cascate sbiaditi, nulla di più. Ci infiliamo in un bar, io prendo un tè bollente, le mie amiche un caffé, e poi torniamo fuori. Visto che la zona non ha attrattive particolari (e che è tutto chiuso, salvo appunto qualche rara eccezione), riprendiamo il bus e torniamo a Buffalo. Qui rimaniamo scioccate dalla desolazione della città: non c'è nulla! Non un'anima in giro, solo qualche faccia non troppo raccomandabile, un paio di pompieri seduti sulle sdraio nel garage della caserma, una macchina della polizia. Cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa, proviamo a spostarci verso il centro, ma niente, tutto chiuso! Ed è tardo pomeriggio! Tanto per dirne una, Starbucks chiude alle 5, come ci dice un cartello sulla porta del locale. Proviamo ad andare in un pub e il proprietario ci caccia fuori, dicendo che sta per chiudere. Andiamo in un pub irlandese, idem, ci dicono che stanno per chiudere perché quando i Buffalos non giocano la zona è deserta. MA NO!!! Non l'avremmo mai detto...
Per fortuna il ragazzo che gestisce il pub ci dice di spostarci di due isolati, dove si trova l'unico locale (parole sue) aperto di sera, il Pearl Street. Ci spostiamo e finalmente raggiungiamo questo posto, un bell'edificio di mattoni rossi su tre piani dove fanno musica dal vivo, si mangia bene, si beve birra prodotta artigianalmente e si può anche giocare a biliardo, freccette, ecc...
Ci sediamo, stanche morte per la levataccia, i viaggi in aereo e la camminata, e ordiniamo da mangiare. Io mi sono scelta un hamburger di vitello a dir poco ottimo, accompagnato da pane fresco, verdura e patatine tagliate in modo grossolano ma deliziose. Ce ne stiamo al calduccio fino alle 23 circa, quando decidiamo di tornare alla stazione dei bus per aspettare il nostro Megabus, che arriverà - ahimé - con mezz'ora di ritardo. Finalmente, all'1:15 del mattino saliamo sul bus, allontanandoci da una città che non ci è piaciuta per niente. Niente a che vedere con le cascate, insomma... Tra l'altro, chiacchierando con una ragzza del luogo abbiamo saputo che il parco intorno alle cascate non è una zona raccomandabile di sera, addirittura ci ha parlato di gang che infestano la zona. Se sia vero non lo so, so solo che di sicuro non rimetterò piede a Buffalo, non mi è piaciuta per niente. Le cascate invece sì... magari la prossima volta le vedrò dal lato canadese (questa volta non ho potuto per via del visto, avrei dovuto richiedere dei documenti speciali alla Disney, nello specifico un foglio viola in cui il mio datore di lavoro dimostra che ho un lavoro negli Stati Uniti e che vi farò ritorno).
Insomma, nel cuore della notte saliamo su Megabus e partiamo... NY, ancora poche ore e saremo lì!

[To be continued...]